giovedì 16 ottobre 2003

Il Giuggiolo


Oggi voglio parlare di un alberello che molti riconosceranno dal nome ma che probabilmente pochi avranno mai visto... è uno di quei frutti minori, che difficilmente troviamo sui mercati se non in certi negozi specializzati, vere boutiques della frutta.

E' il giuggiolo... chi non ha mai sentito la frase “andare in brodo di giuggiole”... da cosa derivi non lo so, ma ricordo bene che da ragazzino rischiavo una fucilata a sale nel fondoschiena per andarle a rubare nell'orto di un anziano collerico; ora i ragazzini non rischiano più fucilate a sale, magari vengono sbranati da un pit-bull.

Il frutto è grande come un'oliva media, con un gusto asprigno e poi dolce a maturazione, anche il nocciolo è simile a quello dell'oliva ma più appuntito. La cosa curiosa è che i fiori e poi i frutti sono all'attaccatura delle foglioline disposte lungo un picciuolo che in inverno cade; lungo i rametti crescono delle spine ricurve ma rade, nell'insieme è un alberello molto decorativo e originale.

Ho faticato parecchio a procurarmene un esemplare, eppure è una pianta molto pollonante, cioè dalle radici si sviluppano nuove piantine e quindi è molto facile riprodurla, però pochi vivai ne hanno. Richiede un clima mediterraneo e un terreno irrigato, anticamente ad Alassio, quando c'erano molti orti e pochi condomini, era facile vederne vicino alle case, dietro muretti che proteggevano le piante da frutta da noi ragazzini del dopoguerra, perennemente affamati...

Ora sono mature e io non sono più un ragazzino affamato, ma quando passo vicino all'alberello me ne riempio una tasca e ogni tanto ne mangio una, sapore di gioventù...

mercoledì 8 ottobre 2003

STEPHANIE E BRIGITTE

Capita spesso che qualche conoscente mi faccia visita con i figli per vedere le caprette, oppure qualcuno che abita nei villini sotto di me porta i bimbi vicino al recinto e loro arrivano di corsa, attratte dai pezzi di pane secco.

Ma una visita in particolare mi è stata molto gradita, quella di una ragazzina con problemi motori che ho conosciuto questa estate nel bar sulla spiaggia sotto casa mia; io dall’età di vent’anni convivo con la spondilite, malattia autoimmune che calcifica gradatamente le articolazioni e che ultimamente mi costringe a camminare col bastone, quindi sono particolarmente sensibile verso chi ha problemi simili e più gravi, specialmente ad un’età che si dovrebbe poter saltare come le mie caprette di un mese.

Così ho proposto ai genitori, in vacanza qui ad Alassio, di venirmi a trovare con la bimba per farla giocare con le caprette che erano nate da pochi giorni. Così è stato, e la capretta che le abbiamo fatto accarezzare l’ho chiamata Stephanie, come lei, e tornerà a trovarla perché è la sua capretta.
L’altra, gemella, l’ho chiamata Brigitte, sperando che la Bardot non si offenda: sono praticamente eguali, si distinguono solo dal pelo, che in Stephanie è più soffice.
Ovviamente Stephanie è la capretta a sinistra, ora hanno un mese.

domenica 5 ottobre 2003

LA CAPRETTA BIANCONERA



Come già scritto, pochi giorni dopo la mia partenza per la vacanza, è nata una capretta, avevo visto che la madre era incinta ma non era così grossa da pensare ad un parto a breve, non pensavo che ne avesse una sola.
Così, fortunatamente il mio amico Petre ha visto la piccola zampettare dietro la madre, anche perché ha un colore molto vistoso come potete vedere dalla foto; presa in braccio la piccola, con un po’ di difficoltà perché è vivacissima, l’ha portata nel recinto maternità seguito dalla madre belante.

Nel recinto c’era già la capretta con le due gemelline bianche, ma lo spazio è tanto e dopo qualche schermaglia tra le madri tutto si è calmato… mentre le due caprette bianche seguono la madre senza particolare vivacità, quella bianconera corre avanti e indietro per il recinto, si arrampica sul muretto o sulla biforcazione bassa di un olivo, ovviamente senza perdere di vista la madre. Questa è completamente bianca, di taglia superiore alla media forse per via di lontani incroci, anche le mammelle non sono da capra tibetana, nelle vere caprette tibetane le mammelle si gonfiano solo nell’allattamento, poi spariscono e si vedono solo i due capezzoli.

Oggi ha fatto temporale ma sono cadute le solite quattro gocce, per fortuna gli olivi hanno una forte resistenza alla siccità; con la pioggia di oggi siamo a 17 mm in 4 mesi, una media da deserto dei Gobi… speriamo ora nelle altre perturbazioni autunnali, attualmente non c’è più un filo d’erba verde. 

venerdì 3 ottobre 2003

RITORNO DAL PARADISO

Certo, direte voi, paradiso è un po' esagerato, ma per me è un paradiso, nonostante che nel mio sito tra gli olivi non si stia poi male... Sono stato fortunato, due settimane di mare quasi calmo, passate a pescare a traina mattina e pomeriggio, quando non ero occupato a pulire pesce e sfilettare per preparare carpaccio o cucinare...
Filetti di ricciola cotti nel limone o impanati con uova e "chapelure", occhiate, dentici e ricciole sul grill, altri dentici lessi con maionese, frittura di latterini e aguglie di cui era pieno il porticciolo (c'erano barracuda di due chili che ne mangiavano in quantità ma non abboccavano alle mie canne)... avevo tanto pesce a disposizione che non ho mai comperato le grosse triglie che pesca il mio amico JFR con le reti; tra l'altro gli è venuta la passione del ballo liscio, diserta il mare per tanghi e paso doble, è diventato un pescatore- ballerino...

Grazie al mare calmo con poca brezza, sono stato molte volte alla torre S.Maria, una vecchia costruzione parzialmente crollata costruita proprio sugli scogli e sembra sorgere dal mare... è a circa 3 miglia, verso Macinaggio, in una zona molto bella e pescosa, ma piena di secche pericolose, scogli appena sotto la superficie e bisogna tenere gli occhi ben aperti pescando a traina.
Ne vale però la pena perchè ci sono molti dentici di tutte le taglie e piccole ricciole che per me sono il pesce più buono dei nostri mari... Possono raggiungere il peso di 40 kg., ma sopra il chilo abboccano solo al vivo e non posso certo fare quella pesca con la mia barchetta e le mie canne... io mi accontento di trainare i miei pesciolini artificiali o piumette e prendere pesci di porzione, come il dentice da chilo della foto.
Nei pochi giorni di vento forte, ne approfittavo per far provviste a Macinaggio o Centuri, a Barcaggio non esitono negozi, solo ambulanti col furgone che vengono determinati giorni della settimana... oltre a pecorino e salame corso, acquistavo benzina per il fuoribordo, tanichette di vino rosè e "baghettes", che surgelavo per avere il pane fresco tutti i giorni.
Secondo il mio parere, il pane è una delle poche cose che i francesi sanno fare meglio di noi, il pane commerciale intendo... anche scongelate, le "baghettes" restano morbide come pane fresco.  Lungo la strada che da Barcaggio porta su alla statale, ci sono due allevamenti di capre ed è facile vederle pascolare o riposare davanti alla stalla... sono capre di taglia media, molto pelose e con corna lunghe e sottili, piegate ad ampio cerchio; si nutrono di corbezzoli, mirto, lentisco, producono un formaggio molto aromatico e piccante, per palati forti.
Una sera c'erano amici locali che pranzavano al ristorante sulla piazzetta, tra cui un mio "collega bergère", e me ne hanno offerto un pezzetto di quello ben stagionato e con "inquilini"... per fortuna stavo uscendo, sono corso a casa a bere una birra, avevo un alito che uccideva le mosche, mia moglie si teneva a distanza!
Mercoledì sera sono rientrato, con due borse frigo piene di pesce e tanichette di vino per organizzare una bella cena con gli amici che si sono occupati delle mie caprette durante la mia assenza; ne è nata una bianconera (per la gioia di mia moglie, blucerchiate non ne nascono mai...), presto ne vedrete la foto anche voi.
Un'ultima cosa: mentre ero assente il contatore del mio sito ha raggiunto e superato i 1.000 scatti... ringrazio Splinder per lo spazio che mi regala, Supereva che mi conserva sul suo server i file jpg delle foto, e sopratutto quanti mi vengono e verranno a visitare! GRAZIE A TUTTI !!

domenica 14 settembre 2003

LA PANCHINA DI BARCAGGIO

Ormai ci siamo, tra poche ore si parte per la Corsica... le caprette affidate agli amici, il traghetto prenotato, la casa idem. Due settimane di riposo, di bagni e di pesca alla traina (tempo permettendo) di cucina di pesce, formaggi e salumi locali (lonzo e figatellu).

Barcaggio è un paesino di pescatori, sull'estrema punta di capo Corso, quello che viene definito l'isola nell'isola perchè è una zona del tutto particolare rispetto al resto della Corsica. E' conosciuto per la spiaggia di dune, popolata più di bovini che di umani, eccetto agosto quando si riempie il piazzale del parcheggio a pagamento.

Buona parte della punta di capo Corso è riserva faunistica, sia perchè vi sostano gli uccelli migratori prima di attraversare il mar Ligure nel loro viaggio verso nord (o viceversa), sia per alcune specie animali endemiche come il gabbiano corso dal becco rosso corallo.
Esiste poi un sentiero che costeggia tutta la punta, da Macinaggio a Centuri, quello che percorrevano i doganieri per tenere sotto controllo tutti gli approdi della zona... è un sentiero bellissimo, quasi tutto a strapiombo sul mare, in mezzo alla macchia mediterranea e ai ginepri prostrati dal vento, però ci vogliono gambe buone (non le mie...) e fisico resistente, ma il paesaggio merita... una tappa è la torre di Agnello, sul capo verso la Capraia.

Barcaggio si trova a circa metà percorso, quindi il sentiero può essere percorso in due tappe, con la possibilità di fare uno spuntino da Nonò, la proprietaria del ristorantino sulla piazzetta, U Pescadore.
Io, non avendo le gambe buone, mi accontento di pescare alla traina lungo la costa o attorno alla Giraglia, un'isola brulla battuta dal vento su cui cresce solo erba concimata dai gabbiani... a gennaio, per le pioggie frequenti, era tutta verde.

Come già scritto, quando non sono in mare o in cucina, me ne sto' seduto sulla panca di serpentino verde davanti a casa, a guardare il mare con le onde che frangono contro l'isola, i cormorani che pescano all'imboccatura del porticciolo, un gabbiano che sta quasi tutto il giorno sulla punta della diga pronto a tuffarsi sui pesci di scarto che i pescatori gettano in mare pulendo le reti.
Molto spesso sono in compagnia, qualche amico si ferma a chiaccherare... lì il tempo scorre lentamente, senza frenesia... tra un bicchiere e l'altro si parla di avventure di pesca, magari esagerando un po' ...
Ormai sono di casa, sono stato lì anche una settimana a capodanno e abbiamo fatto il cenone da Nonò, eravamo in quindici, quasi tutto il paese... io ho portato zampone e lenticchie, una novità che è stata molto apprezzata, con la conseguenza che sono avanzate molte ostriche ed io e mia moglie abbiamo rischiato l'indigestione... sono buonissime, vengono dallo stagno di Diana, sotto Bastia, sono piccole ma piene.
Era anche stagione di calamari, ogni giorno ce ne regalavano e ci siamo levati la voglia... quest'anno di nuovo, capodanno a Barcaggio...

mercoledì 10 settembre 2003

LA FAMIGLIA AUMENTA






Dopo la pioggia di ieri ( ben 5 mm... sufficente appena a levare la polvere dagli olivi ) oggi era una giornata splendida, non una nuvola in cielo e il mare increspato da una discreta brezza, l'orizzonte si stagliava netto, insomma una giornata da foto...
Appena arrivato nel sito "reale", sono stato accolto da deboli belati, la capretta nel recinto maternità aveva partorito. Era già qualche giorno che mangiava poco ed era sempre coricata, partorirà al plenilunio, pensavo: infatti c'erano due caprette incerte sulle gambe, entrambe bianche e pressochè uguali
Un pò abbagliate dal sole forte, avevano trovato riparo all'ombra dell'olivo e cercavano i capezzoli della madre per le prime poppate... poi si sono messe in un angolo una sull'altra a dormire.
Sono rimasto un pò sulla panchina a guardarle, all'orizzonte si vedevano le cime delle montagne corse... non capita spesso in estate ... aspettatemi, pensavo, arrivo domenica...

sabato 6 settembre 2003

IL TERRIBILE LINDO

Come avevo previsto, questo capretto che non ha ancora tre mesi mi fa' ammattire... riesce ad uscire dalle maglie della rete e scorazzare nella zona coltivata, per fortuna non ama le foglie delle sterlitzie, ma le carrube riservate alla capra incinta nel recinto maternità, il pane secco tagliato a pezzetti e dentro un secchio che immancabilmente rovescia.
Io chiudo la rete dove lo vedo scappare quando lo sgrido, lui dopo un po' esce da un'altra parte, basta che ci passi la testa e via, nonostante sia cresciuto discretamente come si può vedere dalla foto, si allunga come un'anguilla.
Ormai finge di non sentirmi quando grido per farlo scappare, non si spaventa neppure se agito un bastone, ha capito che è solo una finta ...

Aggiornamento: non sono passate neanche 24 ore e il terribile capretto mi ha defoliato le piante di peperoni nell'orto... in compenso ho trovato il modo di farlo fuggire, basta uno spruzzo d'acqua e fugge belando come un matto da mamma capra!
 
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