giovedì 18 dicembre 2003

IL CAPPERO



E' un cespuglio estremamente rustico, può crescere su un vecchio muro quasi senza terra, purchè sia ben esposto al sole. Dalla base dei rami secchi dell'anno precedente a primavera crescono i nuovi getti con le caratteristiche foglie tonde; alla base di ogni foglia c'è un bocciolo, che se non raccolto per essere messo sotto sale o aceto, diventerà un bel fiore bianco con i caratteristici stami violetti.

All'attaccatura di foglia e fiore ci sono due piccole spine ricurve, che si agganciano fastidiosamente ai vestiti di chi raccoglie i boccioli. I grandi fiori bianchi si schiudono la sera, per restare aperti sino a quando il sole caldo non fa' cadere petali e stami; il pistillo, se fecondato, si trasformerà in una sorta di piccolo cetriolo pieno dei semi. Anche il frutto (tapino), immaturo e tenero, può essere conservato come i boccioli.

L'insetto che più di ogni altro contribuisce all'impollinazione, è una grossa farfalla notturna con ali corte che battono velocemente e che riesce a restare immobile a pochi centimetri dal fiore il cui polline succhia con la lunga lingua... ricorda un po' il comportamento del colibrì.

Esiste una varietà di cappero più selvatica, con fiori piccoli e sfumati di viola.

Il cappero è una pianta longeva, a crescita lenta, difficile da propagare per talea, patisce molto l'umidità del terreno e la posizione migliore è sul bordo di un muretto a secco. Per me ha un grosso pregio oltre a produrre i gustosi capperi, le caprette non lo mangiano...

lunedì 15 dicembre 2003

IL GABBIANO REALE



E' il padrone del mare... può sembrare goffo quando cammina con le sue zampe palmate, ma basta uno scatto e un battito d'ali per diventare una straordinaria macchina volante. Prende quota con lenti e misurati movimenti delle ali, poi sfruttando le correnti ascensionali, con ampi cerchi sale sempre più in alto. Le grandi ali immobili, il corpo disteso e le zampe nascoste nel piumaggio del ventre, esplora la superfice del mare dall'alto alla ricerca di qualche pesce azzurro che nuoti a pelo d'acqua, poi come un jet in picchiata si getta sulla preda.
Un veloce colpo del becco sfiorando la superfice del mare ed eccolo risalire con un argenteo pesciolino nel becco, un becco giallo robusto e tagliente come un rasoio. Ma è soprattutto quando il mare è agitato che è uno spettacolo stare ad osservarli, vederli volare a pochi centimetri dall'acqua, a volte sulla cresta dell'onda confondendosi col bianco della schiuma, a volte sparendo nel cavo dell'onda per riapparire più lontano.
Purtroppo molti di loro si sono adattati ad una vita più comoda, cibandosi nelle discariche e facendo il nido su vecchi edifici abbandonati, ai margini di una società, quella umana, che sta mutando il volto del pianeta. Altri fortunatamente nidificano solo su alte scogliere e nutrono la prole e se stessi cacciando sul mare... mi piacerebbe pensare che sia una loro libera scelta, gabbiani ecologisti...

venerdì 12 dicembre 2003

LA LEGGENDA DI NATALE


Parlavi alla luna, giocavi coi fiori
avevi l'età che non porta dolori
e il vento era un mago, la rugiada una dea
nel bosco incantato di ogni tua idea
....................................
E venne l'inverno che uccide il colore
e un babbo Natale che parlava d'amore
e d'oro e d'argento splendevano i doni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni
..........................................
Coprì le tue spalle di argento e di lana,
di perle e smeraldi intrecciò una collana
e mentre incantata lo stavi a guardare
dai piedi ai capelli ti volle baciare
.....................................
E adesso che gli altri ti chiamano dea
l'incanto è svanito da ogni tua idea
ma ancora alla luna vorresti narrare
la storia di un fiore appassito a Natale,
la storia di un fiore appassito a Natale.
Fabrizio De Andrè

Ho voluto postare questa bella e poco conosciuta canzone-poesia di De Andrè, per ricordarlo in questo periodo di canzoni natalizie melense... nella piazzetta sotto casa mia oltre agli addobbi luminosi ed a un povero abete segato e piazzato lì in mezzo, hanno installato degli altoparlanti che diffondono lagnosissimi cori di bimbi, per la gioia di chi verrà al mare a trascorrere le feste.
l'isola Gallinara a mezzogiorno
Io però me ne vado nel mio terreno a sentir belare le caprette e a potare gli olivi... tra l'altro oggi era una discreta giornata e solo verso sera sono arrivate nubi e qualche goccia di pioggia... anche il mare era calmo, con un po' di tramontana.

giovedì 11 dicembre 2003

L' AGAVE


Ho sempre avuto la passione delle piante grasse, passione favorita anche dal clima della Riviera, che permette di coltivarle all'aperto senza problemi di gelo... ci sono piante poi, come le crassulacee che fioriscono proprio in inverno.

Le scarpate della strada che dall'Aurelia sale al mio terreno sono piene di agavi e fichi d'india, oltre che da cespugli di rosmarino, ma le agavi sono tutte a foglia stretta e lunga, mentre a me sono sempre piaciute quelle a foglia larga verde scuro e dal portamento eretto.

Così, circa vent'anni fa, trovandone una piccola ho pensato bene di piantarla su un muretto che delimita il sentiero che si inerpica tra gli olivi... man mano che cresceva mi ripromettevo di spostarla in un punto dove ingombrasse meno, ora ho deciso che è meglio spostare sentiero e muretto, anche perchè quest'ultimo è praticamente crollato...



Ah, dimenticavo, l'agave fiorisce una sola volta facendo uno stelo alto alcuni metri... poi secca per lasciare spazio alle altre agavi nate intorno dalle radici.

domenica 7 dicembre 2003

LA BALENA LIBERATA



Era una enorme balena, faceva giocare tanti bambini che soprattutto si divertivano a farsi ingoiare da quella enorme bocca... qualcuno si nascondeva dentro prima che la chiudesse, altri si appendevano alla mascella per farsi sollevare da terra.
Io non ce l'avevo con la balena, mi era anche simpatica con quel suo occhio grande che mi guardava quando bevevo il caffè seduto fuori del baretto sulla spiaggia, in fondo alle scale di casa mia; ce l'avevo con chi aveva messo questa enorme balena gonfiabile proprio li davanti, chiudendomi la vista del mare... e poi mi dava un po' fastidio anche il rumore del compressore che la teneva gonfia e che faceva aprire e chiudere la bocca.
Il grosso polpo-scivolo era più discreto, e poi non era li davanti, anche il giardino delle palme non ingombrava molto la vista, la balena invece mi toglieva anche il basso sole invernale con la sua mole...
La spiaggia stamattina, senza la balena...
Alla sera veniva sgonfiata, come gli altri giochi, e ben piegata in un pesante fagotto sulla sabbia, tanto neppure la tramontana più forte l'avrebbe spostata...
Una notte però il mare ha iniziato a gonfiarsi, le onde sempre più grandi hanno iniziato a mangiarsi la spiaggia, la corrente da libeccio ha prima lambito, poi pian piano scavato la rena sotto il fagotto della balena addormentata e pian piano l'ha trascinata nel suo ambiente naturale, il mare.
Non so quando si sia svegliata, quando si sia resa conto finalmente di nuotare di nuovo libera sul mare, portata da una risacca sempre più forte. Era tanta l'abbrezza della libertà che non si è resa conto di essere trascinata tra i piloni del molo dove si è incastrata tra cemento e scogli coperti di muscoli (le cozze, come le chiamate voi terragni...)
Al mattino è stata scoperta li sotto, così hanno tentato con un grosso gozzo a motore di trascinarla fuori, verso la spiaggia da cui era scappata, ma complice il mare che l'aveva parzialmente insabbiata gli sforzi sono stati vani...per quanto il motore rombasse, per quanto tirassero gli uomini, lei resisteva.
Calata la notte il mare amico ha cambiato corrente, le onde spingevano da scirocco sempre più forte, finchè la balena finalmente di nuovo libera, scansati i piloni del molo si è diretta in mare aperto, facendo perdere le sue tracce... dicono sia finita nella fossetta, una voragine marina a ridosso di Capo Mele, io voglio pensare che stia nuotando al largo, verso quel santuario dei cetacei che è il mare tra noi e la Corsica... a capodanno vado a Barcaggio, sulla punta di Capo Corso, col traghetto... chissà ....

giovedì 4 dicembre 2003

IL MARE D' INVERNO DUE


Oggi il mare era così, onda lunga da scirocco, nuvole basse e un bel acquazzone all'orizzonte... poi come capita spesso sulla Riviera, è uscito il sole e stasera una stellata senza nuvole ed una luna alta nel cielo...
Dopo la siccità estiva è tornato un bel tappeto verde, nel fossato si sente di nuovo scorrere l'acqua , basta un po' di sole e sembra primavera... almeno finchè non torna la tramontana e la pioggia.

lunedì 1 dicembre 2003

COLTURE BIOLOGICHE


Dopo tre anni di convivenza tra le mie caprette nane e gli olivi posso fare alcune considerazioni. Quando ho iniziato a tenere le caprette il mio scopo principale era quello di tenere pulito il mio terreno da erba, cespugli e soprattutto rovi, cosa che per motivi di tempo non riuscivo a fare. Nei fine settimana riuscivo a malapena a curare un po' d'orto e le piante da frutto, gli olivi restavano così incolti e ci usciva a malapena la provvista d'olio per casa e per le cene con gli amici.
Un altro grosso problema erano i porcastri, incrocio tra il cinghiale ed il maiale che gente sciagurata ha liberato sulle nostre colline per avere selvaggina da cacciare ma che si sono rivelati un danno terribile. A differenza del cinghiale che raramente esce dai boschi dove vive e che è poco prolifico, questi incroci devastano anche gli orti tra le case, non avendo paura dell'uomo e sono molto prolifici, come il maiale domestico.
I muri a secco vengono distrutti per cercare le lumache, il terreno scavato per tuberi e lombrichi, viti e alberi di frutta distrutti... come la maggior parte di chi ha l'hobby del contadino o lo fa' di mestiere, ero veramente demoralizzato, avevo provato di tutto, recinti elettrici, altoparlanti che diffondevano musiche giorno e notte... restava solo come soluzione un recinto molto robusto, cosa non facile in un terreno scosceso come il mio.
Iniziato a progettare il recinto, ho pensato che poteva servire a due scopi, tener fuori i porcastri e tener dentro delle caprette a cui da tempo stavo pensando. Il lavoro è stato grande e ancora oggi non è finito, ogni tanto qualche porcastro riesce a trovare un punto debole e ad entrare, ma subito rinforziamo le difese e la cosa è diventata abbastanza infrequente.
Ora finalmente posso constatare che gli olivi traggono grande beneficio dalla presenza delle simpatiche ruminanti: le erbacce sono mangiate man mano che crescono, un'ottima concimazione organica è assicurata, abbondante e ben distribuita... quando poto gli olivi non devo più usare il biotrituratore per eliminare i rami, ci pensano loro e lasciano solo legna da ardere...non devo tagliare i polloni che crescono numerosi dal ceppo degli olivi, non fanno tempo a crescere che vengono brucati.
Tutte le piante infestanti come l'edera o la rosa canina non riescono neanche a germogliare, i rovi poi appena spuntano tra le pietre sono appetiti specialmente dai piccoli che frugano col musetto tra i sassi, tra una poppata e l'altra. Quest'anno, nonostante la siccità, nella zona da più tempo recintata abbiamo raccolto olive molto più belle e numerose che non in quella parte che sono riuscito a cintare solo questa estate.


E tutto questo senza concimi chimici, antiparassitari o altre diavolerie inventate dalle multinazionali per, dicono loro, facilitare il lavoro ai contadini...e arricchirsi ai danni della nostra salute. E poi, volete mettere la compagnia di un branco di simpatiche bestiole che quando girate per il terreno vi seguono in processione??
 
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