mercoledì 15 settembre 2004

Pausa blog per vacanza

Ho preparato canne, attrezzi da cucina e macchina fotografica, tutto quanto occorre per una quindicina di giorni di pesca a traina nelle acque di capo Corso. Il periodo è favorevole alla traina, ma anche la pesca a fondo e quella sub dovrebbero fornire buon materiale per una dieta a base di pesce, sempre che il mare sia adatto alla piccola barca che mi attende capovolta sul piazzale del porticciolo di Barcaggio.
E se il mare farà i capricci posso sempre darmi alla fotografia e procurare materiale per il blog corsicafoto...



Piante ed animali sono affidati agli amici, sulle caprette veglierà Pippo, col suo fisico da culturista e la barba da re babilonese. Il blog sarà quindi in stand-by, anche se qualche sbirciatina in rete la darò dal PC (pardon...ordinateur) di un amico corso. Au revoir le 3 october...

sabato 11 settembre 2004

L'amarillis belladonna


Oltre che un bel fiore, anche da taglio dato il lungo stelo e la discreta durata, è una pianta molto curiosa; in primavera i bulbi germogliano con lunghe foglie a nastro di un bel verde scuro, poi col caldo dell'estate le foglie seccano completamente, lasciando il terreno spoglio e riarso per la siccità estiva.



Ai primi di settembre da tutti i bulbi contemporaneamente iniziano a innalzarsi gli steli con la punta a lancia, da cui sbocciano tre o quattro grossi fiori rosa. E' strano vedere questi fiori sbocciare da un terreno spoglio senza la minima fogliolina verde e tutti assieme, per chissà quale orologio biologico...

mercoledì 1 settembre 2004

Il Carrubo

Il sole di fine agosto sta portando a maturazione le carrube, la cui raccolta, quando ero bambino, precedeva quella delle olive.
Ora nessuno le raccoglie, quelle che cadono sulla strada che sale tra le villette vengono schiacciate dalle auto in trasito e scopate via da chi è incaricato della pulizia.
Oggi è una pianta ornamentale, però sino a cinquantanni fa' era un notevole tassello dell'economia agricola dalle nostre parti. E' un grosso albero, originario dell'Asia Minore, da cui si è esteso per coltivazione antichissima a tutto il Mediterraneo, ma solo nelle zone in cui la temperatura invernale difficilmente scenda sotto zero.
Le belle foglie lucide non cadono in inverno e in settembre maturano i frutti e contemporaneamente i fiori, che sono piccoli e verdastri; i frutti sono baccelli appiattiti grandi come una banana, sono molto zuccherini e venivano utilizzati per nutrire il bestiame, soprattutto i cavalli che allora trainavano carrozze e tram nelle città.


Ricordo da bambino le ultime carrozze che portavano i turisti e aspettavano sulla piazza della stazione, i cavalli avevano un cappello di paglia con i buchi per le orecchie e un sacchetto di carrube appeso al muso... masticando facevano il pieno, un pieno ecologico anche se poi ne lasciavano gli scarti (biodegradabili...) lungo la strada.
Nella zona dove ho il terreno, i carrubi abbondavano in tutte le scarpate non coltivate ad olivo, ancora adesso ce ne sono molti lungo la strada e nei giardini delle villette. Nel mio terreno sono circa una decina, molto apprezzati dalle caprette per l'ombra che fanno nelle calde giornate estive e per i frutti che cadono con le raffiche di vento in un periodo in cui c'è scarsità d'erba.
Una curiosità: il termine “carato”, cioè l'unità di misura dei preziosi, deriva dall'arabo “quirat”, seme di carrubo, che veniva usato come peso nei bilancini; se ne facevano anche rosari e anche adesso, se leggete gli ingredienti di merendine o gelati, potrete trovare la dicitura: farina di semi di carrubo.

 
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