sabato 25 dicembre 2004

L'agave


E' una pianta molto decorativa, di crescita lenta ma raggiunge dimensioni notevoli, sui bordi della strada che sale al mio terreno e nelle scarpate ce ne sono molte, anche perchè si propagano facilmente emettendo dei germogli dalle radici che generano nuove piantine. Certe piantine riescono anche a sbucare dall'asfalto dove è più sottile.
Le più comuni sono con le foglie verdeazzurro o a bande gialle, io preferisco quelle verde scuro a foglia larga, anche se purtroppo devo spuntare le spine terminali perchè sono veramente pericolose.
Questa della foto è stata piantata da me più di vent'anni fa' (post dic.03), crescerà per almeno altri vent'anni prima di fiorire e poi seccare, delle tre specie è la più longeva. La fioritura dell'agave è spettacolosa, uno stelo alto parecchi metri che inizialmente sembra un grosso asparago, poi ramifica sulla sommità con grosse capsule piene di polline.

martedì 21 dicembre 2004

Tramontana


Una bufera di vento sul mare è uno spettacolo, specie se lo si guarda dal sicuro della terraferma, esserci in mezzo è certo meno piacevole... oggi le raffice di tramontana strappavano le creste delle onde, il mare in certi momenti sembrava bianco di neve.
Però le temperature non sono ancora invernali, sinora è stato un dicembre mite e soleggiato, e tra una settimana è Natale.
Oggi vi presento Martina con le due figlie, Melusina e Faustina (non è finita nel forno come qualcuna insinuava...); ora sono molto simili, quando sono nate a marzo erano di sfumature diverse.

mercoledì 15 dicembre 2004

Caprette nel bosco

Da una settimana sembra che sia tornata l'estate, temperature minime di 12 gradi, sole caldo anche se un po' basso sull'orizzonte, nei giorni che non ci sono cacciatori in giro lascio uscire le caprette nel terreno incolto che mi circonda (anche per non averle intorno mentre raccogliamo le olive...).
La piccola Smilla ha seguito il branco, anche se non era molto convinta ad abbandonare la sicurezza del recinto, le altre invece a gruppi si sono ben presto sparpagliate a brucare.
Però basta un minimo rumore sospetto a farle tornare tutte di corsa verso casa, soprattutto se sentono i campanelli dei cani da cinghiale, di cui le più vecchie hanno un brutto ricordo.


Le caprette Gardenia e Momi

venerdì 10 dicembre 2004

Gardenia e Cicabù


Ed eccoci arrivati al 10 dicembre, fra dieci giorni avremo la notte più lunga poi lentamente le giornate si allungheranno, anche se l'aria sarà fredda ancora per alcuni mesi.
In pochi giorni molte piante sono ingiallite e presto saranno spoglie, altre invece come l'ulivo, il lentisco e il carrubo resteranno verdi ma rallentando molto la crescita.
la capretta Cicabù
la capretta Gardenia
Le caprette hanno già tutte il soffice pelo invernale, abbandonando il vestitino di pelo raso che in estate le protegge dal caldo e dai parassiti.

mercoledì 8 dicembre 2004

Frantoio moderno

In un post dello scorso anno avevo descritto un frantoio di tipo tradizionale con pressa verticale, questa volta spiego come funziona un frantoio a ciclo continuo, sempre con estrazione a freddo per non compromettere le caratteristiche organolettiche dell'olio d'oliva. 



Le olive vengono caricate nella vasca sotto le mole che ruotano lentamente per frangere le olive senza emulsionare la pasta che si forma, per almeno una ventina di minuti.



Al termine la pasta viene scaricata nella gramola sottostante, una sorta di impastatrice che con movimenti lenti la rimescola favorendo la separazione dell'olio. La temperatura della pasta è di circa 30°, calore dovuto esclusivamente alla macinatura. Dalla gramola, tramite una pompa, la pasta miscelata ad acqua per renderla più fluida viene inviata ad un separatore centrifugo ad asse orizzontale.



Il separatore centrifugo, ruotando ad alta velocità, separa l'olio e l'acqua dal residuo, chiamato sansa, costituito dai frammenti dei noccioli e della polpa dell'oliva. La sansa viene direttamente convogliata all'esterno, contiene una piccola parte di olio che può essere estratto con solventi in appositi stabilimenti (il cosidetto olio di sansa), procedimento che ormai risulta antieconimico rispetto ai bassi costi dell'olio importato da paesi extracomunitari e quindi si preferisce spargerlo come concime sui terreni. 



Dal separatore centrifugo escono separatamente l'acqua e l'olio, che vengono inviati ad un altro separatore centrifugo, ad asse verticale, che recupera la minima parte di olio presente nell'acqua e raffina ulteriormente l'olio che può così essere direttamente raccolto in un recipiente per il trasporto. Si arriva al frantoio con il mezzo carico di sacchi di olive e si riparte con due o tre taniche di olio sicuramente genuino...
 

venerdì 3 dicembre 2004

Un click di beneficenza


Oggi non si parla di caprette, di piante o di animali, ma di come fare beneficenza con un semplice click del mouse...
Qualcuno lo conosce già, è nei miei link sin dai primi giorni di blog, ma ne voglio parlare per spiegare meglio come si possa far mangiare dei bimbi bisognosi argentini con un semplice click del nostro mouse, magari ripetuto ogni giorno. I soldi non li cacciamo fuori noi, ma gli sponsor che fanno pubblicità sul sito (anche se a volte sono multinazionali a cui darei volentieri fuoco...).
Con un conteggio che non ho capito bene (non hablo espanol) ma che dipende dal numero dei click e degli sponsor giornalieri, due o tre in genere, si hanno i soldi per pagare piatti di minestra nelle varie mense delle associazioni collegate, di cui una è visibile in foto. Nel mese di gennaio 2004 i piatti così distribuiti sono stati oltre 71.000, nello scorso ottobre oltre 40.000.

Poiché ho notato un calare dei piatti distribuiti, causato ovviamente da minori click, ho pensato bene di segnalare la cosa ai frequentatori del mio blog in modo che altri blogger possano, come faccio io, cliccare una volta al giorno sul pulsante dona comida del sito Por los Chicos.
Sul sito è possibile conoscere le associazioni collegate, sia laiche che religiose, si può scaricare un loro banner (cosa che non ho fatto perchè non ci sono riuscito), vedere ogni giorno il numero dei piatti pagati dagli sponsor ecc. La cosa è seria, io la seguo dai primi del 2002. E poi, lasciatelo dire da un ligure, è gratis!

venerdì 26 novembre 2004

L'isola Gallinara


poiché qualcuno nei commenti si è interessato all'isoletta che mi sta di fronte, sia per la sua forma curiosa, sia per usarla come eremo contro lo stress della vita moderna (consigliato solo nei mesi invernali, andatevi a vedere com'è a ferragosto...), ho fotografato con lo zoom la parte centrale dell'isola; sul culmine, a quota 85 mt sul mare, c'è una torre di avvistamento del tempo che i saraceni scorazzavano sulle nostre coste, la costruzione più grande è la vecchia villa padronale dei Diana, i proprietari genovesi del dopoguerra. In precedenza era un convento dei Benedettini che si dice allevassero galline da cui il nome dell'isola... In alto a sinistra c'è una piccola chiesetta con relativo minicampanile.
Come si può notare facendo riferimento all'orizzonte, il mio terreno è una decina di metri più in alto. Proprio stamattina, su una locandina dell'edicola, ho letto che è stata acquistata da un gruppo di privati: speriamo bene, coi tempi che corrono e con il rispetto del territorio che dimostrano gli attuali governanti...

martedì 23 novembre 2004

Pratoline


Bellis perennis
Le sue radici carnose le hanno consentito di sopravvivere alla siccità estiva, così con le pioggie autunnali sono rispuntate le foglie e poi i delicati fiorellini... è la pratolina, che rallegra i bordi del sentiero e le scarpate con i fiorellini bianco rosa.
Certo, ogni tanto qualche capretta ne “pota” le foglie, ma ricrescono rapidamente, grazie anche concimazione delle simpatiche ruminanti.

giovedì 18 novembre 2004

Nerine

Metà novembre, il mare calmo ricorda le giornate di settembre, ma le giornate si sono molto accorciate, alle quattro di pomeriggio il sole è già verso il tramonto...
E' la stagione delle nerine, le ultime piante bulbose a fiorire, anche il colore più tenue è adatto alla stagione ed alle foglie che iniziano a cadere dagli alberi

sabato 13 novembre 2004

L'estate di San Martino

Durerà poco, ma godiamoci questi giorni di sole dopo il freddo e la pioggia dei giorni scorsi. La bouganvillea con i suoi rami fioriti attira le ultime farfalle,
meno nobile ma col suo forte profumo di miele l'hiberis tapezza il prato di grappolini bianchi.

domenica 7 novembre 2004

L'olio nuovo

La prima raccolta di olive è stata macinata, la fatica di una settimana di lavoro si è trasformata in un olio opaco e verdastro che col tempo diventerà limpido e dorato.
Le olive portate al frantoio erano ancora un po' verdi, staccate dai rami con una certa difficoltà; macinando olive immature la resa in olio è inferiore a quella delle olive mature, ma l'acidità è molto bassa e il gusto molto aromatico dei primi giorni diventerà più morbido quando sarà decantato.
Nell'antica Roma l'olio di olive immature era molto apprezzato, veniva chiamato onfacino, ed era usato soprattutto come unguento e per la base dei profumi, che a quel tempo venivano estratti per spremitura e macerazione; la distillazione non era conosciuta, è stata introdotta dagli arabi nel IX secolo d.c.
Nella foto una “misura” di olive, varietà colombara, raccolte immature; la misura da olive, detta anche “quarta” in quanto la quarta parte di un sacco da 50 kg., cioè 12,5 kg., rende poco più di 2 kg. di olio per le olive verdi e 2,8 per olive ben mature ( dal 16 al 23% ). Le rese possono ovviamente essere diverse a seconda della varietà e del clima, difficilmente si supera il 25%.
Olive varietà taggiasca ancora verdi
Per semplificare la raccolta, dopo aver steso a terra le reti, facciamo una potatura dei rami più lunghi, poi si fanno cadere le olive dai rami rimasti; staccate anche le olive dai rami potati, si ritirano le reti rovesciando le olive nei secchi. A questo punto entrano in azione le caprette, che erano state opportunamente rinchiuse nell'altra metà del terreno, e in poco tempo i rami potati vengono “biodegradati”, resta solo legna da ardere...
Con l'olio nuovo si possono gustare ottime bruschette, se passate dalle mie parti portatevi del pane casereccio, l'olio e l'aglio ce li metto io.

venerdì 5 novembre 2004

Rete da olive


Come un'enorme tela di ragno le reti per la raccolta delle olive avvolgono gli alberi...

domenica 31 ottobre 2004

Spiaggia e balena



E' tornato il sole, il parco giochi sulla spiaggia si è animato, da un fagotto informe sulla sabbia è sbucata fuori una balena gemella di quella fuggita in mare aperto lo scorso anno (vedi post dic.03)...

venerdì 29 ottobre 2004

Autunno



Autunno, sul mare nuvole gonfie d'acqua portate dal vento, sulla sabbia castelli e scivoli attendono il sole e i bimbi a giocare.

lunedì 25 ottobre 2004

Olivo pendolino

Questo rametto diventerà un cucchiaino d'olio...

Ulivo pendolino, varietà toscana buona impollinatrice.

sabato 23 ottobre 2004

Il terebinto

E' un arbusto della macchia mediterranea, anche se in condizioni favorevoli e col tempo può diventare un piccolo albero.
Il suo nome scientifico, pistacia terebinthus, ci dice che è della stessa famiglia del pistacchio (pistacia vera) e del lentisco (pistacia lentiscus). In effetti nelle coltivazioni di pistacchio viene utilizzato come portainnesto; anche i frutti del terebinto sono simili ai pistacchi, con polpa verde, solo molto più piccoli.



               E' una pianta dioica, cioè ci sono piante maschili e piante femminili, l'impollinazione è anemofila, il polline è trasportato dal vento. In inverno perde le foglie, come il pistacchio, mentre invece quelle del lentisco sono persistenti. In primavera i germogli di punta emettono le infiorescenze, successivamente si aprono i germogli laterali che generano i nuovi rami. In Liguria nei vecchi oliveti era tollerato, anche se veniva potato a zero prima della raccolta delle olive, perchè con le radici e col ceppo contribuiva a sostenere dei vecchi muri a secco e delle scarpate.




venerdì 15 ottobre 2004

Ritorno al passato


Ormai la pubblicità televisiva ci ha convinto che la natura sia quella che vediamo in TV, uccellini che bevono acqua minerale, mucche che saltano steccati o che si arrampicano su grondaie, polli felici di crescere beccando mangime con farine di pesce ma senza OGM...
La realtà è ben altra, pulcini che hanno per “mamma” un'incubatrice, che crescono pompati con mangimi superenergetici, stipati in capannoni senza vedere il sole o il cielo, galline rinchiuse in “monolocali” che trasformano mangime in uova di gusto neutro a cui ci siamo abituati. Poiché a me piace ogni tanto mangiare un uovo in camicia o una pasta alla carbonara preparata con uova genuine che non sappiano di farina di pesce, da anni ho un piccolo pollaio con cinque o sei galline ed un gallo. Oltre che a grano e granturco le nutro con gli avanzi di cucina ed ho uova per me e per gli amici.
Poiché un mese fa' una gallina si era messa a covare, cioè stava tutto il giorno sulle uova senza quasi nutrirsi, dapprima ho provato a farla desistere, poi ho pensato di lasciarla covare alcune uova mettendola separata dalle altre.
Ieri ho sentito i primi pigolii e ho messo della farina di mais vicino alla chioccia, nel pomeriggio ho potuto fotografare i pulcini che usciti dal caldo riparo di mamma chioccia imparavano a becchettare.



Diventeranno galletti o galline, magari finiranno in pentola, ma perlomeno non sono figli di n.n., cresceranno con tanto di madre e ... padre. 

giovedì 7 ottobre 2004

Una regina nera, di origini africane


E' la farfalla del corbezzolo, la charaxes jasius, l'unica della sua famiglia a vivere nei nostri climi. Poiché la sua larva vive quasi esclusivamente sul corbezzolo, raramente su agrumi, il suo habitat è limitato alle coste italiane con macchia mediterranea, escluse (pare) le adriatiche. Anche la sua larva, un verme verde piatto che si mimetizza bene sulle foglie di cui si nutre, è di aspetto originale, con una sorta di elmo sulla testa e due macchioline dorsali.




Il primo incontro con la charaxes è stato in Corsica, negli anni ottanta, ero seduto al mio tavolino da campeggio su cui era posato un bicchiere in plastica Corsica Ferries e improvvisamente una bella farfalla era arrivata volando controvento sino al bicchiere e per nulla intimorita si era messa a succhiare il rosè di Aleria srotolando una lunga lingua piatta.
Prima l'ho scacciata pensando che si avvelenasse, poi visto che insisteva l'ho lasciata succhiare... fatto il pieno di rosè corso si era allontanata verso i cespugli, senza volare storto come prevedevo.
Da allora il fatto era successo spesso, anzi quando arrivava rovesciavo qualche goccia sul tavolo perchè si servisse meglio.
Anche qualche anno fa, quando andavo al golfo di Aliso a capo Corso assieme a mia moglie, arrivava spesso qualche charaxes attirata dal rosè (avevo cambiato stato civile ma non gusti enologici, anzi li avevo trasmessi a mia moglie).
Poi mi sono accorto che le stesse farfalle erano anche da noi, quando c'erano pesche cadute a terra troppo mature arrivavano attirate dall'odore e succhiavano la polpa in fermentazione.
Un mese fa' ho cominciato a vederne qualcuna, giravano attorno ai carrubi attirate dall'odore dolciastro delle carrube in maturazione, ma è difficile fotografarle, volano rapidamente e difficilmente si posano. Così, forte dell'esperienza in Corsica, ho preso del vino frizzante portato dalla Romania dall'amico Petre e ho provato ad attirarla. Ne è arrivata una quasi subito, ha solo annusato ed è ripartita in volo prima ancora che potessi scattare una foto. Giorni dopo ne ho trovata una in serra, sbatteva contro i vetri non trovando l'uscita ma anche quella è fuggita prima che avessi il tempo di accendere la fotocamera.
Nel frattempo era l'ora della partenza per Barcaggio, dove ero sicuro che avrei trovato e fotografato l'ineducata farfalla... infatti di charaxes ce ne erano tante, mi passavano davanti al naso al mattino quando mi affacciavo a guardare lo stato del mare, si posavano a terra sul piazzale del porticciolo dove c'erano pozze d'acqua ma fuggivano appena mi avvicinavo, me le trovavo a svolazzare sul mare quando trainavo sottocosta ai dentici... ero diventato lo zimbello di mia moglie e di mia cognata, mi dicevano in continuazione “guarda, la tua farfalla!”... finalmente mi danno la segnalazione giusta, ce ne era una posata sullo stenditoio davanti alla finestra della camera. La fotografo attraverso i vetri, ad ali chiuse, poi apro la finestra per fotografarla meglio e ovviamente scappa. Per fortuna la foto è di qualità discreta. Ma volevo la foto ad ali aperte, quindi la caccia non era ancora finita...
Quando non uscivo in barca a pesca mi sedevo sul muretto davanti a casa con un bicchiere di rosè, lo agitavo, ne spargevo un po' sul cemento caldo per farlo evaporare, ma di charaxes nemmeno l'ombra, passavano in volo ma nessuna arrivava attirata dal vino, anzi ero io che passavo per beone perchè avevo sempre il bicchiere in mano.
Finalmente il penultimo giorno, mentre attraversavo il piazzale del porto per andare a pesca, eccone una che si posa quasi ai miei piedi e si lascia fotografare ad ali aperte mentre cerca un po' di liquido tra il fango essiccato dal sole. Quella stessa mattina ho agganciato un dentice sui due chili che si è staccato proprio a galla, vicino alla barca... non importa, ho pensato, ho le foto della farfalla...

lunedì 4 ottobre 2004

Ritorno a casa

Ieri alle 12,30 ho dato l'ultimo saluto a Barcaggio e alla Giraglia dal vetro appannato del traghetto, dopo 4 ore ero a scaricare gli attrezzi da pesca nel mio terreno, accolto da gatti, cane e ... caprette. Ho trovato tutto in ordine, solo Pippo non è stato abbastanza accorto, oggi ho visto la capretta Flor che passeggiava con Gigi, capretto rampante.

Flor e Gigi

la capretta Smilla
Anche la capretta Smilla, ultima nata, è cresciuta e sfoggia due cornini da adolescente. Purtroppo non ha piovuto, solo poche gocce mi hanno detto, e tutto è molto secco, come lo scorso anno. In compenso le olive sono molto sane, la pelle indurita dalla siccità impedisce alle mosche di deporre le uova da cui si sviluppano i vermetti. Sotto gli ulivi l'erba è rasata, le caprette ormai da due mesi si nutrono con i germogli della macchia mediterranea circostante, in attesa dell'erba che ricrescerà alle prime pioggie autunnali.

mercoledì 15 settembre 2004

Pausa blog per vacanza

Ho preparato canne, attrezzi da cucina e macchina fotografica, tutto quanto occorre per una quindicina di giorni di pesca a traina nelle acque di capo Corso. Il periodo è favorevole alla traina, ma anche la pesca a fondo e quella sub dovrebbero fornire buon materiale per una dieta a base di pesce, sempre che il mare sia adatto alla piccola barca che mi attende capovolta sul piazzale del porticciolo di Barcaggio.
E se il mare farà i capricci posso sempre darmi alla fotografia e procurare materiale per il blog corsicafoto...



Piante ed animali sono affidati agli amici, sulle caprette veglierà Pippo, col suo fisico da culturista e la barba da re babilonese. Il blog sarà quindi in stand-by, anche se qualche sbirciatina in rete la darò dal PC (pardon...ordinateur) di un amico corso. Au revoir le 3 october...

sabato 11 settembre 2004

L'amarillis belladonna


Oltre che un bel fiore, anche da taglio dato il lungo stelo e la discreta durata, è una pianta molto curiosa; in primavera i bulbi germogliano con lunghe foglie a nastro di un bel verde scuro, poi col caldo dell'estate le foglie seccano completamente, lasciando il terreno spoglio e riarso per la siccità estiva.



Ai primi di settembre da tutti i bulbi contemporaneamente iniziano a innalzarsi gli steli con la punta a lancia, da cui sbocciano tre o quattro grossi fiori rosa. E' strano vedere questi fiori sbocciare da un terreno spoglio senza la minima fogliolina verde e tutti assieme, per chissà quale orologio biologico...

mercoledì 1 settembre 2004

Il Carrubo

Il sole di fine agosto sta portando a maturazione le carrube, la cui raccolta, quando ero bambino, precedeva quella delle olive.
Ora nessuno le raccoglie, quelle che cadono sulla strada che sale tra le villette vengono schiacciate dalle auto in trasito e scopate via da chi è incaricato della pulizia.
Oggi è una pianta ornamentale, però sino a cinquantanni fa' era un notevole tassello dell'economia agricola dalle nostre parti. E' un grosso albero, originario dell'Asia Minore, da cui si è esteso per coltivazione antichissima a tutto il Mediterraneo, ma solo nelle zone in cui la temperatura invernale difficilmente scenda sotto zero.
Le belle foglie lucide non cadono in inverno e in settembre maturano i frutti e contemporaneamente i fiori, che sono piccoli e verdastri; i frutti sono baccelli appiattiti grandi come una banana, sono molto zuccherini e venivano utilizzati per nutrire il bestiame, soprattutto i cavalli che allora trainavano carrozze e tram nelle città.


Ricordo da bambino le ultime carrozze che portavano i turisti e aspettavano sulla piazza della stazione, i cavalli avevano un cappello di paglia con i buchi per le orecchie e un sacchetto di carrube appeso al muso... masticando facevano il pieno, un pieno ecologico anche se poi ne lasciavano gli scarti (biodegradabili...) lungo la strada.
Nella zona dove ho il terreno, i carrubi abbondavano in tutte le scarpate non coltivate ad olivo, ancora adesso ce ne sono molti lungo la strada e nei giardini delle villette. Nel mio terreno sono circa una decina, molto apprezzati dalle caprette per l'ombra che fanno nelle calde giornate estive e per i frutti che cadono con le raffiche di vento in un periodo in cui c'è scarsità d'erba.
Una curiosità: il termine “carato”, cioè l'unità di misura dei preziosi, deriva dall'arabo “quirat”, seme di carrubo, che veniva usato come peso nei bilancini; se ne facevano anche rosari e anche adesso, se leggete gli ingredienti di merendine o gelati, potrete trovare la dicitura: farina di semi di carrubo.

lunedì 23 agosto 2004

La macchia mediterranea

Un tempo le colline liguri degradanti sul mare erano tutte coltivate, antiche mani callose avevano tirato su muretti a secco per trattenere la terra e l'umidità ed in questi terrazzamenti, le cosidette fasce, avevano piantato ciò che era più adatto al clima mediterraneo, l'olivo e la vite.
Era anche ciò che dava origine a dei fiorenti traffici marittimi, l'olio e il vino ed ogni metro strappato alla macchia mediterranea che ricopriva i terreni vergini era un incremento al magro reddito del contadino ligure. Poi venne la guerra, una guerra diversa da quelle precedenti, dove migliaia di giovani, soprattutto contadini, venivano mandati al macello falciati dalla mitragliatrici. Vennero a mancare le braccia che coltivavano, la terra non produceva più reddito e l'olivo veniva stimato non più per quanto olio poteva produrre, bensì per quanta legna da ardere se ne poteva ricavare, ed era tanta e pregiata, soprattutto nel ceppo di questi ulivi centenari.
Le campagne venivano vendute per pochi soldi, gli alberi sradicati ed i muretti a secco demoliti per facilitare l'estrazione del legno, interi treni venivano caricati di legna da ardere diretta soprattutto a Genova, per i primi riscaldamenti centralizzati.
Pochi terreni si sono salvati a questa distruzione, il mio è uno di questi. Nei terreni in cui venivano sradicati gli ulivi in breve tempo prendeva il sopravvento la macchia mediterranea primitiva, non più controllata dall'uomo. Ginestre, alanterni, corbezzoli, lecci, terebinti, mirto e mortina prendevano il sopravvento sui pochi ulivi che ricrescevano dagli spezzoni di radice rimasti, solo il pascolo del bestiame inizialmente riusciva a contenere questa rigogliosa vegetazione; sparito anche il bestiame, tutto è diventato un intrico di cespugli e rovi, impossibile da percorrere ed in estate soggetto a pericolosi incendi.



Dalla foto si può vedere ciò che mi circonda su tre lati, una muraglia verde al di là della recinzione che contrasta con l'erba rasata e gli ulivi sotto cui pascolano le mie caprette. Solo quando qualche incendio devasta la macchia, che però ricresce nell'arco di pochi anni, si possono vedere i resti di questi muretti sin nelle zone più impervie, queste testimonianze del lavoro dei nostri avi.

martedì 17 agosto 2004

 
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